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News del: 16/06/2014
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MEMORIA E CULTURA

 

 

La Biennale, che dal 1994 coinvolge la città di Triggiano, è nata dalla tragica morte di un suo concittadino vent’anni fa: il 23 maggio del 1992 insieme al magistrato Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli altri agenti della scorta, moriva l’agente Rocco Dicillo nella tristemente nota “strage di Capaci”.

Nel 2014 la Biennale d’Arte “Rocco Dicillo” prosegue il suo cammino raggiungendo la nona edizione con il ricordo di Dicillo ancora nel cuore e la forza di guardare avanti grazie all’arte e alla speranza che sempre detta la legalità.

Amalia Di Lanno, referente della comunicazione, in occasione della conferenza stampa, tenutasi mercoledì 11 giugno presso la sala stampa della Questura di Bari, ha introdotto i relatori presenti, passando poi la parola all’Assessore alla Cultura, avv. Piero Caringella che ha moderato la conferenza.


L’Assessore ha affermato che per questa nona edizione si è scelto di lasciare gli artisti liberi di esprimersi mediante le loro opere.

Il dottor Speranza, Vicario del Questore, ha ricordato la vita e la carriera esemplari di Dicillo che hanno fatto di lui l’ombra del giudice Falcone, mentre il Vice Prefetto di Bari, il dottor De Girolamo, ha voluto sottolineare che sotto ogni divisa ci sono donne e uomini, degli eroi, che lo Stato non deve solo commemorare quando vittime di stragi, ma deve avere coscienza del loro valore ogni giorno.

Spazio quindi alla testimonianza del Sindaco di Triggiano, il dottor Vincenzo De Nicolò, che ha raccontato di quando apprese della notizia della strage di Capaci e del dolore immenso provato alla constatazione che anche un cittadino di Triggiano era stato coinvolto. Ha quindi esortando a non dimenticare gli uomini che consegnano allo Stato la loro vita.

Michele Dicillo, fratello della vittima dell’attentato, ha constatato quanto siano dolorose le commemorazioni sebbene necessarie a perpetrare il ricordo perché «dopo 22 anni i fenomeni della corruzione, della crisi che c’erano già a quei tempi, tornano ancora a farsi sentire… Tuttavia non siamo al punto di partenza poiché molto è stato fatto».

Presenti alla conferenza stampa anche Gloria Vicino e Alessandro Cobianchi in rappresentanza di “Libera”, un’associazione che da sempre è dalla parte delle vittime della mafia. Cobianchi ha spiegato le enormi difficoltà che le famiglie si trovano a dover affrontare dopo tali perdite, affermando che “nonostante tutto è necessario non rompere il filo della memoria. Dicillo senza dubbio è stato uno dei primi a rendersi conto del problema della mafia, ma purtroppo lo abbiamo perso… sia come uomo che come lavoratore al servizio della legalità”.

Spazio quindi all’arte con l’intervento dell’art director della mostra, Massimo Nardi, che ha brevemente ripercorso le tappe della biennale dal ‘94 ad oggi illustrando le novità di questa nona edizione. “Vogliamo scorgere le tendenze, il nuovo che c’è nel mondo dell’arte e portarlo qui a Triggiano, con il supporto dei promotori della mostra, dei critici e dell’editore Surico”.
 



 
Enzo Di Gioia, coordinatore, ha descritto la Biennale come appuntamento irrinunciabile con il ricordo e con l’arte in cui la politica riveste un ruolo fondamentale. Di Gioia ha annunciato che grazie “al desiderio di perpetuare il ricordo del nostro Dicillo” presto sarà inaugurata una pinacoteca d’arte civica a Triggiano in suo onore.

A Gaetano Mongelli, critico d’arte, è spettato concludere la conferenza stampa sfatando il mito dei ‘criteri artistici assoluti’ che ruotano attorno al mondo dell’arte poiché “creano solo pregiudizi che lasciano il tempo che trovano. L’arte, essendo in continuo movimento, non può essere regolamentata da sovrastrutture statiche, da diktat di certi ‘malati di egotismo’ che hanno fatto dei loro pregiudizi una religione”.

 

Annarita Mastroserio – ufficio stampa EDI Media Communication

 

MEMORIA E CULTURA
Articolo di: URP